Un Governo che fa e non fa
La mancata uscita dalla procedura di infrazione ha tolto un ulteriore occasione di slancio alla premier Meloni, che rimane quindi in cerca di uno slancio per questa fine di legislatura.
Non ve lo avevamo detto, ma la scorsa puntata era stata preparata un po’ in anticipo, per alcuni impegni improrogabili dei Redattori. Come d’altronde è già spesso capitato e nonostante l’aver riportato agli interessati dei nostri impegni, il Parlamento non si è adeguato e quindi abbiamo un paio di cose da recuperare. Bando alle ciance e riprendiamo il filo:
cosa fa il Governo, e cosa no;
come si governa la Capitale, Roma Capitale;
altre giornate e una festa.
Un governo solidamente ingommato
Dicevamo la scorsa volta che il Governo non se la passa bene. Certo è diventato il secondo governo più longevo della Repubblica superando i 1287 giorni del Berlusconi IV, ma pare aver perso un po’ il bandolo della matassa. Poche iniziative, qualche annuncio con scarse conseguenze, soprattutto molti battibecchi interni. Certo la complessa situazione internazionale non aiuta, obbligando a usare le poche risorse per tamponare la salita dei prezzi, ma la maggioranza non sembra al momento in grado di dare una direzione al proprio lavoro.
In più, molto si puntava sull’agognata uscita dalla procedura europea di infrazione per deficit eccessivo. Come sapete, il Governo sperava che i dati ISTAT confermassero la discesa del deficit sotto al 3% del PIL già per il 2025. Questo avrebbe permesso di sbloccare alcuni fondi europei e di prepararsi alla prossima manovra (pre-elettorale) con un gruzzolo da spendere strategicamente.
La pubblicazione del Documento di Finanza Pubblica (DFP) ha però raffreddato gli entusiasmi. Il rapporto deficit/PIL si è fermato al -3,1% (esattamente al -3,07%), di poco sopra la soglia europea, secondo il governo a causa dei crediti del Superbonus che ancora pesano sul bilancio. Di conseguenza, anche il debito è cresciuto, e si prevede arriverà quest’anno al picco del 138,6% per poi iniziare una lenta discesa dal 2027. Con questi dati, il debito italiano diventa il più grosso dell’Unione Europea, superando quello greco, da anni in netta discesa. Infine, il DFP conferma notizie non positive per la crescita del PIL: a causa della chiusura dello stretto di Hormuz e dell’aumento del costo dei carburanti, la stima di crescita per il 2026 passa da 0,7% a 0,6% mentre quella per il 2027 da 0,8% a 0,6%.
Il Parlamento ha quindi approvato il DFP e nella sua risoluzione la maggioranza ha impegnato il Governo a lavorare per l’attivazione delle clausole di salvaguardia del Patto di Stabilità, riconoscendo l’eccezionalità della situazione e permettendo di sforare un po’ i margini. Per ora la Commissione non sembra intenzionata a seguire il consiglio, ma un aggravarsi del quadro internazionale potrebbe sempre portare a un ripensamento.
In Parlamento invece, il Governo ha ripreso a fare quello che gli riesce meglio. Dopo una breve pausa a inizio anno, i lavori sono tornati a essere monopolizzati dai decreti-legge e dai voti di fiducia per approvarli. Dall’inizio della legislatura sono stati pubblicati 129 DL, circa uno ogni dieci giorni, di cui sei sono al momento in conversione in Parlamento. Si tratta del quarto valore più alto, dopo i due governi Conte e il governo Draghi, che però avevano affrontato la pandemia. Di conseguenza, sono cresciuti anche i voti di fiducia, arrivati a 118 con il voto al Senato sulla conversione del DL Fiscale (qui terzo posto dopo i tecnici Monti e Draghi). E proprio il DL Fiscale ha segnato il ritorno dei DL Minotauro, una pratica che non si vedeva da un po’: il DL Fiscale ha abrogato il DL Carburanti-bis, pur ereditandone il testo come emendamento.
Tempi complessi per il Parlamento, anche se il Senato ha ospitato la presidente Meloni per un question time. Si tratta un po’ di un avvenimento: la volta precedente era stata a maggio 2025. Nonostante ciò, la premier non si è sbilanciata un granché, annunciando solamente la volontà di approvare la legge sul nucleare civile entro l’estate e di aprire alle opposizioni un tavolo per la riforma della legge elettorale.
La nostra Redazione è già pronta per seguire tutti gli sviluppi.
Roma quasi Capitale
Dopo gli sfortunati tentativi della riforma della giustizia e del premierato (ancora arenato e chissà se ne riparleremo prima della fine della legislatura), il Parlamento ha provato ad avviare una nuova riforma costituzionale, questa volta con migliori auspici.
Mercoledì 29 aprile è stata approvata in prima lettura alla Camera una proposta per estendere i poteri della città di Roma. In particolare, Roma Capitale entrerebbe in Costituzione, nell’elenco degli enti che costituiscono la Repubblica, insieme a comuni, province, città metropolitane, regioni e Stato. A Roma Capitale verranno quindi trasferite una serie di competenze legislative, oggi in capo alla regione Lazio, come trasporto pubblico locale, polizia amministrativa, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, edilizia residenziale pubblica e turismo. Questa nuova organizzazione parificherebbe Roma alla maggior parte delle altre grandi capitali europee, che ugualmente godono di poteri e funzioni più ampie rispetto agli altri comuni.
Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei Ministri a luglio 2025, ma il testo è stato poi modificato e condiviso in dialogo con il sindaco di Roma, Gualtieri, e con il PD. Non tutto è però filato liscio: al momento del voto in Aula, il PD ha deciso di astenersi sul testo, per spingere la maggioranza a discutere anche della relativa legge di attuazione in modo da arrivare a un’approvazione contestuale. Un’astensione costruttiva, come definita dal PD, che però ha infastidito Meloni, che ha parlato di tradimento dei patti e di interruzione del processo costituente.
Pare quindi che difficilmente si arriverà alla fine del percorso, che comunque avrebbe richiesto molto tempo. Non tutti ne sono però dispiaciuti: nella Lega c’erano alcuni malumori, infilati prontamente sotto il tappeto per amor di maggioranza, mentre M5S e AVS hanno votato contro, e l’astensione del PD serviva anche per non rompere con gli alleati. Ne riparleremo? Le riforme costituzionali sono sempre un grosso interrogativo.
La comfort-zone parlamentare
E se è pur vero che i decreti-legge monopolizzano i lavori del Parlamento, alla fine qualcosa d’altro qua e là si riesce a inserire.
E cosa meglio di qualche nuova giornata nazionale? Nelle ultime settimane le camere hanno aggiunto al già lungo (e ancora non ufficialmente aggiornato) elenco: la Giornata nazionale in memoria dei giornalisti uccisi a causa dello svolgimento della loro professione (3 maggio), la Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma (primo sabato di maggio), il Giorno del ricordo dei piccoli martiri della strage di Gorla e delle piccole vittime di tutte le guerre (20 ottobre) e la Giornata della ristorazione (terzo sabato di maggio).
In aggiunta, sono state approvate in prima lettura la Giornata nazionale in memoria delle vittime della strage dello stadio Heysel di Bruxelles (29 maggio) e la Festa del Pane (prima domenica di maggio, in concomitanza con la Giornata nazionale dell’epilessia).
Sambiase 1 - 1 Nissa FC.
DOMENICO FURGIUELE (LEGA) Relatore per la IX Commissione: Grazie, Presidente. Chiedo scusa per il tono della mia voce.
PRESIDENTE: Malanno di stagione?
DOMENICO FURGIUELE (LEGA) Relatore per la IX Commissione: No, ieri è stata l’ultima partita in casa della mia squadra del cuore, il Sambiase calcio. Parliamo di serie D. Abbiamo giocato contro la capolista, è successo un casino, abbiamo pareggiato verso la fine e queste sono le conseguenze.
Ridendo e scherzando, in questa legislatura sono già 11 le nuove giornate nazionali approvate. Non ci pare un gran indice di salute per il nostro Parlamento, ma saremo contenti di essere smentiti.
Come la pensiate, noi ci rivediamo qui tra due settimane, quando sarà già giugno. Ma non temete, che i nostri eroi lavoreranno ancora e non ci lasceranno soli. A presto!
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Nel frattempo in Parlamento
Alla Camera: Roberto Traversi lascia il Movimento 5 Stelle per il Misto, mentre Marianna Madia passa dal Partito Democratico a Italia Viva.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 70/2026, sulla valorizzazione della risorsa mare, la legge 71/2026, di conversione del DL Commissari e concessioni, la legge 75/2026, per la tutela dei prodotti italiani, la legge 79/2026, di conversione del DL Carburanti, e le leggi di ratifica del protocollo su acqua e salute alla Convenzione sui corsi d’acqua transfrontalieri, dell’accordo di Città del Capo relativo alla Convenzione di Torremolinos e di un accordo con la Malaysia.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 66/2026, sul Piano Casa.
Approvato in seconda deliberazione senza la maggioranza dei due terzi il disegno di legge costituzionale AS1670, di modifica dello statuto della regione Trentino-Alto Adige.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 67/2026, di integrazione sugli istituti di ricovero e cura, il decreto legislativo 72/2026, di attuazione dello statuto del Friuli-Venezia Giulia, il decreto legislativo 74/2026, sulla sanità militare, il decreto legislativo 78/2026, di adeguamento al regolamento europeo sulla sicurezza generale dei prodotti, il decreto legislativo 80/2026, di adeguamento al regolamento europeo sul ripristino della natura, e il decreto legislativo 81/2026, di attuazione della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente.







