Cose cambiate in Aula mentre si parla del referendum
Mentre si fa un gran chiasso attorno al prossimo referendum, il Parlamento ha aggiornato due meccanismi importanti della nostra Repubblica.
Il clima referendario si sta facendo sempre più pesante e la politica, salvo qualche partecipazione poco convinta a famigerati consessi per la pace, è ormai unicamente concentrata sulla campagna elettorale. Favorevoli e contrari hanno presto lasciato la discussione sul merito della riforma per magnificare gli effetti taumaturgici del SI o del NO, spesso finendo in attacchi sopra le righe. La cosa è però un po’ scappata di mano, con il Ministro della Giustizia Nordio che ha definito le correnti della magistratura un sistema para-mafioso. Tanto che Mattarella ha voluto partecipare a una riunione del CSM per ricordare il rispetto dovuto tra istituzioni della Repubblica: un fatto inedito perché, nonostante ne sia presidente, il Capo dello Stato partecipa di norma solo nelle occasioni solenni.
Qui in Redazione abbiamo pensato fosse più gentile rimandare tutto allo speciale sul referendum su cui stiamo già lavorando, concentrandoci nel frattempo sui temi che più rispettano la nostra missione divulgativa, i voti parlamentari di cui non avete sentito parlare:
una grossa riforma regolamentare;
come intendersi con le religioni.
La Camera cambia
Facciamo ora un bell’esercizio di memoria storica e torniamo al settembre 2021 e al voto su un altro referendum costituzionale: la riduzione del numero dei parlamentari aveva lasciato le camere un po’ perplesse su come adeguarsi alla nuova composizione. Così, già alla fine della scorsa legislatura, il Senato aveva adottato qualche modifica al suo regolamento per ridurre il numero di commissioni e per riallineare i vari quorum numerici. La Camera aveva invece battuto la fiacca e solamente a XIX legislatura iniziata ha aggiornato il proprio regolamento.
Si trattava però di una riforma minima, per assicurare la continuità dei lavori, mentre più grandi progetti di riforma venivano congegnati nelle segrete stanze della Giunta per il regolamento. Che per quanto suoni una cosa da Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts esiste davvero.
Così, dopo un ulteriore ritocco a fine 2024, la scorsa settimana l’Aula della Camera ha finalmente approvato una riforma completa e organica, che rivede quasi la metà degli articoli. L’obiettivo complessivo era quello di assicurare una maggiore efficacia e rapidità dei lavori parlamentari e di adeguare il regolamento, scritto nel 1977 e mai profondamente modificato, alle nuove prassi parlamentari e ai nuovi equilibri istituzionali tra Governo e Parlamento. Non un compito semplice, ma il testo uscito dalla Giunta è stato un compromesso tra tutti i gruppi politici, approvato poi all’unanimità in Aula, pur con l’astensione del Movimento 5 Stelle.
La riforma ruota attorno ad alcuni temi. Per quanto riguarda la razionalizzazione delle procedure e la riduzione dei tempi, viene abolita la pausa di 24 ore tra quando il Governo pone la fiducia su un testo e il momento del voto, allineandosi così a quanto già da tempo previsto al Senato. Con l’obiettivo di ridurre l’uso dei decreti-legge, si prevede che il Governo possa chiedere alla Camera di fissare un termine ultimo per l’approvazione dei propri disegni di legge. Mentre viene contingentata a 30 minuti la durata degli interventi dei deputati anche durante la discussione dei decreti-legge: in particolare a causa di questo punto, che limita fortemente la possibilità di ostruzionismo e dibattito, il M5S ha deciso infine di astenersi sulla riforma. Infine viene abolita la lettura del processo verbale, che impegnava l’inizio delle sedute.
Secondo punto affrontato è il rafforzamento dello statuto delle opposizioni, ovvero delle garanzie che il regolamento riserva ai gruppi di opposizione. Viene formalizzata la prassi di assegnare la presidenza delle giunte per le autorizzazioni e per le elezioni ai gruppi di opposizione, prevedendo che il presidente decada automaticamente se entra in maggioranza. Inoltre, si prevede che le proposte di legge in quota alle opposizioni non possano essere rinviate senza il consenso del presentatore e si pone un limite di due rinvii in commissione, prevedendo comunque un ritorno in Aula entro due mesi. Questo dovrebbe evitare il ripetersi di situazioni già viste più volte in questa legislatura di discussioni rimandate alle calende greche.
Altre modifiche sono volte poi a rendere più svantaggiosi i cambi di gruppo, con limitazioni finanziarie e decadenza dalle cariche; a rafforzare il ruolo di controllo e indirizzo sul Governo, con il potenziamento del question time e l’obbligo per il Governo di presentare una relazione sull’attuazione delle mozioni e risoluzioni approvate; ad assicurare l’esame dei disegni di legge di iniziativa popolare; a migliorare la valutazione di impatto delle proposte; a consolidare il ruolo della Camera nei procedimenti di raccordo con l’Unione Europea.
Infine, viene inserito nel regolamento il Codice di condotta per i deputati, che regola la trasparenza su redditi e altri incarichi che potrebbero generare conflitti di interesse. Entrando nel regolamento, gli obblighi del Codice dovrebbero diventare più stringenti: potremmo quindi finalmente vedere anche le spese dei viaggi, che fino ad oggi non erano pubblicate.
Molte novità che cambieranno il modo di lavorare della Camera, non da domani però. Queste modifiche entreranno in vigore dalla prossima legislatura: saremo contenti di commentarle insieme a voi a tempo debito.
Uno stato, tante religioni
Se ultimamente i rapporti con l’altra sponda del Tevere non sono stati molto fluidi, anche a causa di alcune differenze di vedute sulla politica internazionale, il Governo si è invece speso per rafforzare i legami con le altre comunità religiose presenti in Italia.
Così sono approdati in Parlamento alcuni disegni di legge riguardanti le intese, ovvero quegli speciali accordi previsti dall’articolo 8 della Costituzione per regolare i rapporti tra lo Stato italiano e le confessioni religiose diverse dalla cattolica.
Quella dei rapporti tra Stato e chiese è una storia lunga e complessa, soprattutto in Italia dove il ruolo della Chiesa cattolica si è da sempre intrecciato alla politica nazionale. Anche per questo motivo, le confessioni non cattoliche hanno vissuto sempre una differenza di trattamento, prima nel Regno d’Italia con la legge sui culti ammessi e poi nella Costituzione repubblicana. Non ci addentreremo però oltre nella disamina storica, ché dovremmo riprendere i nostri appunti universitari.
Al momento lo Stato ha firmato intese con tredici confessioni religiose, ma presto se ne aggiungerà una nuova. Giovedì 12 febbraio, la Camera ha infatti approvato in prima lettura l’intesa con la Diocesi ortodossa romena d’Italia, già firmata dal Governo il 27 gennaio 2025. Similmente, il 28 gennaio il Senato aveva approvato in prima lettura gli accordi di modifica delle intese già esistenti con le Chiese avventiste del settimo giorno, con la Chiesa apostolica e con l’Unione Induista, modernizzando i testi in particolare sul tema del riconoscimento dei titoli di studio.
Il verbale della seduta, il nostro angolo di politica educato e raffinato
Fabrizio Benzoni (Azione): Ma c’è una cosa che li identifica: se, nel primo intervento in Aula di un nuovo movimento che nasce dalla spaccatura, si riesce a dire che la coerenza di Salvini è uguale alla puntualità dei treni e se, nel primo intervento in Aula, si va subito ad attaccare quel leader che qui li ha portati, che qui li ha costruiti, che qui ci ha investito, ecco perché sono pronti anche a lasciare le vite degli ucraini al loro destino, fottendosene.
Presidente: Per il verbale, scriveremo “fregandosene”, invece della parola che lei ha usato.
Rinfrancati nell’animo da questo afflato religioso, torneremo presto nella mischia della campagna elettorale. Se però avrete bisogno di rilassarvi nei prossimi giorni, possiamo consigliarvi un giochetto per patiti di elezioni e parlamenti, ma vi avvisiamo che non è per nulla facile.
Nel frattempo potete farci tutte le domande che volete, oppure consigliarci ai vostri amici e parenti. Ci si rivede sempre qui, al solito. A presto!
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Nel frattempo in Parlamento
Alla Camera: Edoardo Ziello e Rossano Sasso lasciano la Lega per il gruppo Misto.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Presidente della Repubblica per le dimissioni di Giorgio Silli da sottosegretario agli esteri.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge costituzionale 1/2026, di modifica dello statuto del Friuli-Venezia Giulia.
Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge 18/2026, di conversione del DL Referendum 2026.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 19/2026, sul PNRR, e il decreto-legge 21/2026, per la riduzione del costo dell’energia.
Approvata definitivamente la proposta di legge AS562, per la promozione e la valorizzazione dei cammini d’Italia.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 17/2026, di attuazione della direttiva su infermieri, dentisti e farmacisti, e il decreto legislativo 22/2026, sull’attuazione dello statuto del Trentino-Alto Adige.





