Un bilancio sulla legge di bilancio

Con un’edizione serale che fa quotidiano d’altri tempi, come promesso eccoci qui con questa ultima e frizzante puntata di fine anno. Si è concluso stamane il voto di fiducia al Senato e rasserenati dal risultato possiamo finalmente addentrarci nei meandri della fantomatica legge più importante dell’anno con una speciale puntata monotematica: il bilancio 2026.

Il bilancio è come sempre un mastodonte legislativo: 154 articoli, tre tomi per oltre 1600 pagine, 16 tabelle allegate, quasi 6.000 emendamenti, 22 miliardi di nuove spese e 3,5 di nuove entrate nel prossimo triennio. Il tutto condensato in un unico maxi-emendamento presentato dal governo e votato in fretta e furia con un voto di fiducia.
Questa volta ci siamo proprio superati.
Ma torniamo all’inizio. Il Governo quest’anno si è particolarmente sforzato per rispettare la data di presentazione del bilancio, che cade il 20 ottobre. L’approvazione in Consiglio dei Ministri il 17 ottobre ha permesso una presentazione con soli due giorni di ritardo, con un netto miglioramento rispetto al passato recente. Questo rispetto dei tempi non si è tradotto in un maggiore coinvolgimento del Parlamento, generando quindi un bel paradosso: la proposta era ufficialmente in discussione in Commissione, mentre il Governo ventilava ancora ipotesi e proposte senza arrivare a nulla di pratico. Alla fine, la discussione degli emendamenti super-segnalati (nemmeno per i normali segnalati c’era più tempo) è cominciata solamente nel pomeriggio di martedì 16 dicembre, due mesi dopo e a soli tre giorni dal teorico approdo del testo in Aula.
Come se non bastasse, il Governo ha poi annunciato, con una mossa alquanto irrituale, un nuovo emendamento: quasi 17 pagine che aggiungevano oltre 3 miliardi di spese a favore delle imprese, facendo però cassa sulle pensioni. Queste molte novità non condivise con i parlamentari hanno portato gli stessi senatori di maggioranza a mettersi di traverso per far tornare a più miti consigli il Ministro Giorgetti, che alla fine ha dovuto cedere alle pressioni anti-austerità. Questo scontro, tutto interno alla Lega, ha però ritardato ulteriormente i lavori della Commissione Bilancio, che ha approvato la proposta solamente sabato 20 dicembre in serata.
L’arrivo in Aula è slittato quindi a ieri, lunedì 21, ma l’iter in Assemblea non è andato molto meglio. Il Governo ha presentato ieri sera il suo maxi-emendamento, che già questa mattina è stato modificato per togliere alcuni emendamenti approvati in Commissione ma non troppo digeriti dal Quirinale: uno scudo penale per i datori di lavoro che avevano sottopagato i propri dipendenti e una serie di facilitazioni sulle assunzioni nella pubblica amministrazione.
Alla fine però si è arrivati al voto di fiducia sul maxi-emendamento, concluso con 113 favorevoli e 70 contrari. Il voto finale è arrivato invece poche ore fa. Seguirà il voto alla Camera dopo Natale, in teoria il 30, con un voto di fiducia per confermare quello dei colleghi senatori.

Negli ultimi mesi ne abbiamo sentite di ogni, ma ora possiamo parlare di quello che alla fine si trova davvero nel testo della legge. Chiariamo però che le grandi discussioni pubbliche che ci sono state non sono state inutili: il governo e i partiti le usano per saggiare il clima e guardano alle reazioni dei gruppi di interesse per capire cosa è fattibile e cosa meno, mentre alcuni punti sono più posizionamenti politici per darsi qualche aria. Quest’anno i partiti ci hanno anche deliziato mostrando le loro lotte intestine tipiche di un momento cruciale come questo: l’ala moderata e governativa di Giorgetti esce molto male dal bilancio, sconfitta dall’anima barricadera e anti-europea di Borghi e Bagnai.
La versione definitiva è meno austera di quella presentata qualche mese fa: il Governo prevedeva 7,9 miliardi di maggiori spese, coperti da 3,4 miliardi di risparmi e maggiori entrate, con 500 milioni dalla rimodulazione del PNRR e gli altri 4 miliardi a debito. Alla fine c’è qualche miliardo in più, grazie anche alla riorganizzazione di alcuni fondi europei e di 5 miliardi del PNRR. La manovra resta comunque più parca (anche se Giorgetti preferisce “responsabile”) rispetto a quelle degli anni scorsi, anche per la volontà di tenersi qualche cartuccia in più per il prossimo anno in prospettiva elettorale. Nonostante questi aggiustamenti a favore delle imprese, il Governo non prevede che il bilancio contribuisca alla crescita italiana, che al momento pare sostenuta solamente da quel che rimane del PNRR, in scadenza l’anno prossimo.
L’intervento più rilevante è quello inserito in corsa dallo sfortunato emendamento del Governo dopo le proteste di Confindustria e di altri attori industriali. Si tratta di 3,5 miliardi di aiuti alle imprese, che finanzieranno i programmi Transizione 4.0 e 5.0 e i crediti d’imposta della ZES Unica del Sud. I soldi che copriranno questa spesa non saranno più recuperati dai tagli in tema pensioni, come inizialmente previsto, ma dall’aumento e dalla creazione di nuove tasse.
Raddoppia la cosiddetta Tobin Tax, ovvero la tassa sulle transizioni finanziarie, passando dallo 0,2% allo 0,4% e dallo 0,02% allo 0,04% per le negoziazioni ad alta frequenza. La manovra inserisce poi un contributo di 2€ per i pacchi con un valore di meno di 150€ provenienti da fuori dall’Unione Europea. Ci sono una nuova tassa sugli utili di banche e assicurazioni, che dovrebbero assicurare quasi 5 miliardi nei prossimi anni e una riduzione delle spese su tutti i ministeri per oltre un miliardo.
Infine sono stati riorganizzati i fondi per il Ponte sullo Stretto, spostando i 780 milioni previsti per il 2025 al 2033 (sempre che alla fine i lavori riescano a partire, considerando l’ennesima bocciatura da parte della Corte dei Conti).

Tra le altre novità, vale 2,4 miliardi la riduzione dell’aliquota del secondo scaglione (28.000-35.000€) dell’IRPEF dal 35% al 33%, con inoltre una riduzione della detrazione totale di 440€ per chi guadagna oltre 200.000€. Vengono ridotte le imposte sugli aumenti salariali e sui premi di risultato per alcune categorie di lavoratori e si innalza il valore dei buoni pasto da 8€ a 10€. Sempre in materia di lavoro, vengono stanziati 150 milioni nel 2026 e 400 nel 2027 per favorire le assunzioni a tempo indeterminato.
Viene aumentato di 500 milioni sul 2026 e altrettanti sul 2027 il tetto di spesa per la carta “Dedicata a te”, per il sostegno all’acquisto di generi alimentari e di prima necessità.
Come a lungo discusso, la manovra interviene sugli affitti brevi, i cui redditi possono restare sotto la cedolare secca fino al limite di due immobili affittati. Viene confermato per il 2026 lo stesso regime già in essere per i bonus per ristrutturare gli edifici, come l’ecobonus. Non manca un piccolo condono per le cartelle esattoriali, dal valore di 2 miliari e spicci nei prossimi due anni, già rinominato Rottamazione-quinquies perché inizia ormai a mancare la fantasia.
Il finanziamento annuale al Servizio Sanitario Nazionale viene incrementato di 2,4 miliardi nel 2026 e 2,6 nel 2027, di fatto un blando recupero dell’inflazione. Per quanto riguarda la scuola, viene creata un “Bonus Valore Cultura” a favore dei diplomati per l’acquisto di libri e biglietti per attività culturali, sostituendo così la “Carta del merito” e la “Carta della cultura giovani” istituite da questo governo nel 2024.
Brutte notizie infine per i fumatori, che vedranno un aumento delle accise sul tabacco, mentre possono festeggiare gli amanti delle bibite gassata per l’ennesimo rinvio delle cosiddette sugar-tax e plastic-tax: creature ormai mitologiche la cui entrata in vigore viene posticipata di anno in anno. Sempre in materia di accise, il bilancio anticipa l’allineamento progressivo delle accise su benzina e gasolio, fissando entrambe a 0,67€ al litro. Per avvicinarci alle iniziative insolite, viene creato un nuovo gioco a premi (Win for Italia Team) per finanziare il CONI.
Ci sono poi moltissime altre norme minori che per brevità evitiamo di citare e che ritoccano solo leggermente sussidi, IVA, pensioni, misure a favore dei genitori lavoratori e delle donne vittime di violenze, amministrazione pubblica, scuola e università, comuni e regioni. Citiamo in chiusura uno stanziamento di 50 milioni di euro a fondo perduto a favore dell’Ucraina: tale somma potrà essere utilizzata per la ripresa economica e il rafforzamento delle infrastrutture critiche, ma è vincolato all’acquisto di beni e servizi da aziende italiane.

Come ormai sapete, ogni anno il Governo dispone un certo gruzzolo per accontentare i desiderata dei gruppi parlamentari, ma quest’anno i senatori si sono un po’ sbizzarriti con i loro emendamenti e il fondo è finito addirittura in negativo. Nulla che il solerte Giorgetti non possa risolvere per i conti pubblici, e più frizzantezza per noi che ne leggiamo.
L’emendamento parlamentare che più ha fatto discutere è stato sicuramente quello proposto da alcuni senatori di Fratelli d’Italia e che riguarda la proprietà delle riserve auree della Banca d’Italia. L’emendamento afferma che tali riserve appartengono allo Stato in nome del Popolo italiano. Un testo di puro principio senza alcun effetto pratico, che è stato però rimaneggiato più volte a causa dei pareri negativi della Banca Centrale Europea, che teme iniziative che vadano contro la propria indipendenza. Alla fine, il testo finito nel bilancio è più blando, ma ha comunque provocato non pochi fastidi a Francoforte.
Tra le misure inserite si trovano un nuovo programma di prevenzione per l’HIV da un milione di euro annui e uno per l’obesità adolescenziale da due milioni, oltre a un fondo da un milione per la celiachia e 300.000€ per lo studio dei danni dell’inquinamento. Il Ministero del Turismo potrà riconoscere il titolo di “Destinazione turistica di qualità” per premiare i modelli eccellenti di turismo, mentre l’associazione “Vie e cammini di San Francesco” otterrà 30.000€ all’anno. In altro ambito, 100.000€ verranno impiegati per la ricerca sulle tecnologie per la difesa, mentre un milione e mezzo andranno a sostenere gli spettacoli di musica popolare contemporanea (se ve lo stavate chiedendo, significa tutto quello che non è classico, lirico o sinfonico). 500.000€ andranno alle iniziative divulgative contro la criminalità organizzata, mentre per l’educazione alla lettura 100.000€ e due milioni finanzieranno progetti educativi nelle scuole su rispetto e relazioni di genere.
Le novità sono moltissime e includono un sacco di finanziamenti a enti e varie iniziative. Vi invitiamo a scoprirle tutte, visto che quest’anno questi emendamenti sono stati raggruppati tutti all’articolo 134: scoprirete anche dell’esistenza di parole come duodeoctogies e di altri allegri numeri ordinali latini.

Chiusi tutti i conti e approvata la fiducia, possiamo serenamente concludere questo anno di Buvette. Nonostante le turbolenze con cui è partito, il bilancio sta ora veleggiando verso Montecitorio, dove l’approvazione definitiva è prevista per martedì 30 dicembre senza grosse discussioni, come ogni anno e grazie al voto di fiducia.
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Auguri a tutti, non parlate di politica al cenone e ci risentiamo presto!
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