Sgambetti e legislazione di fine anno

Ormai lo sapete che quando qua in Redazione proviamo a fare delle previsioni, di solito sbagliamo. Ci succede abbastanza spesso, nonostante il nostro accorto uso di formule dubitative per tutelarci dall’imprevedibilità della politica italiana. L’unico aspetto positivo è che non sempre siamo costretti a smontare e rimontare la puntata la notte prima dell’uscita. Insomma, riprendiamo esattamente da dove ci eravamo lasciati perché è finita in maniera diversa da quanto annunciato.
Ve lo diciamo subito sarà una puntata agile perché il bilancio incombe e le maggiori energie sono concentrate lì. Ma non perdiamoci d’animo e vediamo:
come falliscono gli accordi;
cosa ci chiede l’Europa, per davvero.

Non ve la facciamo troppo lunga e andiamo al sodo. Nella scorsa puntata vi avevamo annunciato l’accordo tra maggioranza e opposizioni per approvare nella Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, 25 novembre, due proposte di legge: l’introduzione del reato di femminicidio alla Camera e contemporaneamente al Senato la modifica del reato di violenza sessuale, per basarlo sul consenso e non sulla violenza.
L’accordo sembrava solido, tanto che il Presidente del Senato La Russa (FdI) aveva aggiornato l’ordine del giorno della seduta per includere la discussione della proposta sulla violenza sessuale. Il testo era stato approvato solamente la settimana precedente alla Camera e doveva solo passare in Commissione prima di poter arrivare in Aula.
Un passaggio ritenuto scontato e rapido si è rivelato ben meno semplice. Durante la discussione in Commissione, infatti, la senatrice Stefani (Lega) ha inaspettatamente manifestato la necessità di analizzare con più attenzione la proposta, in particolare le attenuanti previste dal testo in discussione. Alla prima si sono subito accodati i senatori degli altri partiti di maggioranza e la presidente della Commissione Bongiorno (Lega) ha quindi deciso di incardinare la proposta per poter svolgere un ulteriore ciclo di audizioni prima di discutere gli eventuali emendamenti. È finita con i senatori di opposizione che, delusi dal rinvio, mettono in dubbio le motivazioni della maggioranza. Così il testo non è mai arrivato in Aula.
Ma essendo la politica un gioco di equilibri, il fallimento in una camera ha avuto ripercussioni anche nell’altra. Appena la notizia dello stop si è diffusa a Montecitorio, le telefonate e il brusio hanno interrotto il voto sugli ordini del giorno sul femminicidio in corso alla Camera dei Deputati. Le opposizioni hanno chiesto delucidazioni alla lì presente Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Eugenia Roccella, e hanno anche proposto una sospensione della seduta di mezz’ora per chiarire quanto stava succedendo. La ministra non ha ritenuto di intervenire e la richiesta è stata respinta a maggioranza. Nonostante il trambusto l’opposizione ha comunque rispettato la sua parte di accordo e la proposta sul femminicidio è stata approvata all’unanimità.
Ma quindi cos’è successo? Com’è che un accordo condiviso anche dalla Presidente Meloni è naufragato in questo modo? Gli spifferi dei Palazzi dicono che la decisione sia stata della Lega, a cui i colleghi di maggioranza si sono accodati a cose fatte per evitare una rottura palese della maggioranza. La Lega avrebbe così ribadito il proprio ruolo nella coalizione, rafforzato dai non entusiasmanti risultati di Fratelli d’Italia alle regionali del weekend precedente, e rafforzato il proprio posizionamento (più) conservatore all’interno della coalizione.
Non a caso, è spinta dalla Lega e dal suo Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, anche la proposta di legge sul consenso informato per l’educazione sessuale e affettiva a scuola, di cui anche avevamo parlato la scorsa volta. Il partito di Salvini ha fatto di questo provvedimento una bandiera contro la cosiddetta ideologia gender e a difesa dei valori identitari di “Dio, Patria e famiglia”, come ribadito anche dal relatore del provvedimento, il leghista Rossano Sasso. Alla fine, e dopo un lungo ostruzionismo delle opposizioni memori dei modi poco eleganti del Ministro, anche questa proposta è stata approvata nella seduta di mercoledì 3 dicembre, pronta ora per l’esame al Senato.

Come sappiamo molte delle leggi italiane derivano in realtà dall’Unione Europea, che ogni anno approva direttive e regolamenti su moltissime e variegate materie affinché poi vengano applicate in tutto il territorio dell’Unione. L’Italia ha l’obbligo di rispettare queste leggi europee, ma il passaggio da un ordinamento all’altro non è sempre semplice e non tutte le leggi europee sono direttamente applicabili in Italia.
Per questo motivo, la legge italiana che regola la nostra partecipazione all’Unione ha previsto due strumenti per adeguare le leggi italiane a quelle europee: la legge europea e la legge di delegazione europea, simili ma non uguali. Semplificando un po’: la prima interviene per imporre una gerarchia tra gli ordinamenti e quindi modificare le leggi italiane che il Governo riconosce essere in contrasto con la normativa europea; la seconda invece delega il Governo ad adeguare le leggi italiane alle direttive europee man mano approvate. Così, il Governo può assicurare che l’Italia rispetti i suoi obblighi e non incorra in procedure di infrazione europee da parte della Commissione, che possono portare fino al pagamento di multe, come sta accadendo per alcuni vecchi casi a carico di tutti i cittadini. Al momento sono 68 le procedure aperte contro l’Italia, comprese quelle fresche fresche di novembre, quindi c’è sempre lavoro da fare.
Insomma, mercoledì 3 dicembre la Camera ha approvato in prima lettura la legge di delegazione europea per il 2025, che si compone di 20 articoli su diversissimi temi approvati a Bruxelles quest’anno. La legge dovrà ora andare al Senato per l’approvazione definitiva.

Ok boomer.
PRESIDENTE: Dovrebbe spingere il pulsantino, altrimenti non c'è la connessione.
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): Mi creda, dopo 24 anni, al fatto che devo spingere un tastino ci sono arrivato, ma non funzionava…
PRESIDENTE: Le posso garantire che se lei spinge il pulsante…
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): Le posso garantire che ho spinto e non funzionava. Però, detto questo, la ringrazio.
PRESIDENTE: Però ha perso la scommessa perché, quando ha spinto il pulsante, si è accesa la luce…
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): Presidente, io ho un pessimo rapporto con i microfoni, questo è il problema, di cui dovrò farmi carico e, anzi, le chiedo scusa se le ho fatto perdere tempo.
PRESIDENTE: Va bene. La ascoltiamo comunque con interesse, come sempre. Prego.
Settimana interlocutoria, come ci piace dire quando lavoriamo poco. Ma molto bolle in pentola: oltre alla prossima legge di bilancio, il Governo pare intenzionato a sfruttare l’inizio del prossimo anno per dare una smossa alla riforma sul premierato e alla nuova legge elettorale. Vedrete, esiste tutto un mondo di estimatori dell’ingegneria elettorale.
Quindi, fine anno, buoni propositi ma anche bilanci e soprattutto bilancio. Noi non sappiamo quando avremo un testo abbastanza definitivo della legge di bilancio: come sempre il Senato finirà i propri lavori a ridosso di Natale per permettere l’approvazione entro fine anno alla Camera. Diciamo quindi che ci risentiamo martedì 23 per l’ultima puntata dell’anno, ma nel caso servisse potremmo posticiparla un pochino. Quindi non temete, ci faremo vivi noi! A presto!
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Nel frattempo, in Parlamento
Alla Camera: Irene Gori (FdI) subentra a Chiara La Porta (FdI), dimessasi per entrare nel Consiglio regionale della Toscana.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo statuto del Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 177/2025, legge quadro sugli interporti, la legge 179/2025, di conversione del DL Flussi 2025, e la legge 182/2025, per la semplificazione e la digitalizzazione.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 180/2025, sull’ex-ILVA.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 178/2025, di modifica al decreto sulla produzione di energie rinnovabili, e il decreto-legislativo 183/2025, di modifica del decreto di attuazione della direttiva europea sulla cura degli animali.


