Oggi è il 25 Novembre

Con il voto di questo fine settimana in Veneto, Puglia e Campania (finito come da pronostici nonostante l'affluenza a picco), possiamo finalmente archiviare la campagna elettorale delle regionali, giusto in tempo per aprire quella per il referendum che si terrà questa primavera, ufficiale. Tra elezioni e legge di bilancio, il Senato ha praticamente chiuso per due settimane, ma nei palazzi adiacenti sono successe comunque cose: dimissioni e accuse che poco incideranno e firme passate un po’ sotto silenzio che al contrario muovono molto.
Ha invece lavorato alacremente la Camera in vista della Giornata contro la violenza sulle donne, che cade oggi, portando avanti diversi progetti di legge sul tema:
senza consenso è violenza;
il nuovo reato di femminicidio;
tira e molla sull’educazione sessuale.

Nella scorsa puntata parlavamo di come le ratifiche di trattati e convenzioni siano un po’ bistrattate in Parlamento, ma finalmente pare che ci stiamo per adeguare alla Convenzione di Istanbul. Un agile ritardo di dodici anni.
La Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, firmata a Istanbul nel 2011 e ratificata dall’Italia nel 2013, prevede tra le altre cose l’obbligo di inserire nel proprio ordinamento delle norme contro gli atti sessuali compiuti senza consenso.
In Italia, ad oggi, la violenza sessuale è punita dal codice penale nel caso si costringa a compiere o subire atti sessuali con violenza o minaccia o abuso d’autorità. Questa definizione è incentrata quindi sulla costrizione tralasciando l’aspetto consensuale, come sottolineato proprio dall’ultima valutazione del Consiglio d’Europa sul rispetto della Convenzione di Istanbul. Un’impostazione nei fatti già reinterpretata dalla Corte di Cassazione, che ha inserito nella valutazione anche il rispetto del consenso libero e attuale della persona.
Per superare questa situazione, la Camera ha approvato mercoledì 19 novembre la proposta di legge Boldrini (PD), che riscrive l’articolo 609-bis del codice penale per mettere al centro della fattispecie di reato il consenso. Il nuovo primo comma dell’articolo punisce “chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un'altra persona senza il consenso libero ed attuale di quest'ultima”, mentre nel secondo comma vengono riportati i casi di uso di violenza, minaccia, abuso d’autorità o per aver approfittato di una inferiorità fisica, psichica o di una vulnerabilità. In tutti questi casi la pena prevista è il carcere da 6 a 12 anni, come già in vigore attualmente.
La riforma allinea così l’Italia ai più recenti standard internazionali per il contrasto alla violenza sessuale, ma resta molto lavoro da fare. Come evidenziato da alcuni esperti durante le audizioni, serve avviare una formazione per magistrati, avvocati e forze dell’ordine per evitare la vittimizzazione secondaria durante i processi, fenomeno che riduce la fiducia verso lo Stato e quindi la propensione a denunciare.
Il testo, che nasce da un accordo tra le due relatrici della proposta Di Biase (PD) e Varchi (FdI), è stato approvato all’unanimità sia in Commissione che in Aula della Camera. L’approvazione all’unanimità anche al Senato appare perciò scontata e dovrebbe arrivare già nella seduta di oggi.

Un po’ più arzigogolato è stato invece l’iter del disegno di legge del Governo per inserire nel codice penale il delitto di femminicidio. La proposta era stata approvata dal Consiglio dei Ministri alla vigilia della Giornata internazionale della donna, il 7 marzo 2025, ma aveva ricevuto diverse critiche per l’impostazione puramente penalistica, approccio tipico di questo esecutivo a un po’ qualunque problematica. L’obiettivo del Governo era quello di assicurare la pena all’ergastolo in ogni caso, evitando che si potessero avere pene più lievi, come potenzialmente previsto dal caso di omicidio, punito a partire da 21 anni di carcere.
Il dibattito sul testo in Commissione Giustizia del Senato ha portato ad alcune aggiunte, ma senza modifiche sostanziali. Il nuovo articolo 577-bis del codice civile definirà il femminicidio come omicidio “di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali”. La pena prevista è appunto l’ergastolo, o in caso di attenuanti il carcere per almeno 24 anni. La stessa definizione è utilizzata poi per definire una nuova aggravante per altri reati, come lesioni, violenza sessuale e la condivisione di immagini intime senza consenso.
Durante l’esame al Senato sono state aggiunte poi una relazione annuale sui femminicidi, una campagna di sensibilizzazione e delle linee guida contro l’uso di droghe usate al fine di commettere violenze sessuali, un rafforzamento del ruolo dei centri antiviolenza e una più ampia formazione dei magistrati alla gestione dei casi e al contrasto alla vittimizzazione secondaria.
Il testo uscito dal Senato, che dovrebbe essere approvato già oggi alla Camera, ha perso una parte del proprio carattere puramente repressivo, ma solleva ancora critiche per la mancanza di fondi e di interventi formativi e culturali che dovrebbero intervenire sulle cause di una problematica culturale e sociale. Il Governo però si è sempre dimostrato scettico sull’utilità, ad esempio, dell’educazione sessuale nelle scuole, come affermato anche da ultimo venerdì scorso dai Ministri Nordio e Rocella.

E ancora il tema dell’educazione sessuale è al centro dell’ultimo acceso scontro in Aula tra Governo e opposizioni. Tutta colpa della proposta di legge sul consenso informato di cui vi avevamo parlato qualche e che già aveva alzato un polverone.
La Lega ha deciso di tornare sui propri passi e ha presentato un emendamento per permettere alle scuole medie l’organizzazione di attività educative sui temi della sessualità, dopo che in Commissione aveva fatto approvare un emendamento per vietarle.
I problemi sono però nati mercoledì 12 novembre, dopo l’intervento alquanto virulento del Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, che ha accusato le opposizioni di non aver letto la proposta, di raccontare “una colossale balla”, di prendere in giro i cittadini, di sfruttare il tema dei femminicidi, concludendo il tutto con un irrituale “vergognatevi”.
Dopodiché il Ministro ha lasciato l’Aula per concludere la campagna elettorale in Puglia.
Inutile dire che le opposizioni si sono rifiutate di continuare i lavori in attesa delle scuse del Ministro, che però non sono arrivate. Il clima era talmente teso che i lavori dell’Aula non sono proseguiti nemmeno il giorno successivo e la discussione sulla proposta è stata rimandata a questa settimana.

Su un tema importante e delicato è ancora più apprezzabile che i nostri rappresentanti si pongano nella discussione come persone coinvolte dalla materia, ma pensarli in certe attività è un po’ come pensarci i propri genitori.
SALVATORE CAIATA (FDI): Poi chiudo con una battuta, dicendo che almeno qualcosa che ci accomuna c'è, perché il sesso lo facciamo tutti. Quindi, non lo fanno solo da quella parte del Parlamento.
(Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti)
Grazie all’accordo tra Meloni e Schlein, si è vista una convergenza tra maggioranza e opposizioni per approvare queste leggi, in uno sforzo bipartisan che si è visto poco durante questa legislatura. Certo l’approssimarsi della ricorrenza di oggi ha aiutato a mettere una certa urgenza al tutto, ma il risultato è alla fine raggiunto e si tratta di passi avanti positivi, per quanto non risolutivi.
Anche in Redazione abbiamo raggiunto un accordo per la data della prossima puntata, che sarà tra due martedì, come sempre. Scriveteci e consigliateci per impegnare il tempo. A presto!
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Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 175/2025, su Transizione 5.0 e le fonti di energia rinnovabile.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 169/2025, di attuazione della direttiva sulle qualifiche professionali degli infermieri, e il decreto legislativo 174/2025, di attuazione dello statuto del FVG.


