Voti che confermano riforme, voti che confermano trattati

Il ritorno dell’ora solare e del relativo buio ha spento quel poco che restava dell’estate. Forse per questo si è accesa una piccola polemica sulla decisione della Camera di rendere disponibili i gelati alla Buvette. Il collegio dei Questori aveva dato il benestare già a settembre per lo storico cambio di menù, ma il timore della maggioranza e del Governo di essere accusati di comportamenti da casta ha ritardato di alcuni giorni l'avvio dei lavori per accomodare la gelatiera, che sono infine iniziati sabato scorso.
Ancora non sappiamo se in questo momentaneo rinvio ci sia lo zampino anche della storica gelateria Giolitti, situata di fronte alla Camera e da sempre meta di pellegrinaggi politici, ma di sicuro sappiamo raccontarvi come sono andate le ultime due settimane:
la giustizia appesa a poche firme;
un trattato con la Libia un po’ controverso;
l’importante è semplificare.

Alla fine il grande giorno è arrivato. Giovedì 30 ottobre il Senato ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale per la cosiddetta separazione delle carriere. Si tratta del più grosso traguardo raggiunto a oggi dal governo Meloni nel riformare il Paese. Questo considerando sia il destino incerto dell’autonomia differenziata, mezza bocciata dalla Corte Costituzionale, sia il silenzio che per ora aleggia sul premierato, sparito dai radar parlamentari.
La riforma interviene sul Titolo IV della seconda parte della Costituzione, dedicato alla Magistratura. In sintesi, si modifica il testo per separare nettamente giudici e pubblici ministeri, per quanto entrambi all’interno della Magistratura che rimane ordine autonomo e indipendente. I compiti dell’attuale CSM vengono però sdoppiati in due, uno per carriera, mentre la funzione disciplinare (attualmente svolta proprio dal CSM) viene assegnata a un’Alta Corte composta da magistrati, per la maggior parte estratti a sorte. Non entriamo per ora più in dettaglio, ci torneremo estesamente.
L’approvazione del Senato non è infatti l’ultimo passaggio della riforma, che è stata già pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Non essendo stato raggiunto il quorum dei due terzi nella seconda deliberazione delle camere, sulla riforma può infatti essere richiesto un referendum confermativo. Tale richiesta deve essere presentata entro tre mesi da un quinto dei componenti di una camera, da 500.000 elettori o da cinque Consigli regionali.
Fin da subito sia i partiti di governo, come segno di forza, che le opposizioni, contrarie, hanno annunciato che avrebbero raccolto le firme per il referendum e così è stato: martedì 4 novembre i deputati di maggioranza hanno depositato 85 firme (sulle 80 necessarie), mentre il giorno successivo è stato il turno dei senatori con 78 firme (su 41); giovedì 6 è invece stata la volta dei senatori di PD, M5S e AVS che hanno raccolto 52 firme.
Cosa succede ora? L’Ufficio centrale per il referendum, istituito presso la Corte di Cassazione, ha 30 giorni per verificare le firme depositate e per confermare la validità della richiesta. Difficile immaginare che la Cassazione trovi degli errori nella raccolta in questi casi, ma bisognerà comunque aspettare lo scadere dei tre mesi previsti per richiedere il referendum prima che il governo possa decidere la data del voto.
Nel caso quindi non vengano depositate altre richieste oltre a quelle dei parlamentari, dal 30 gennaio il governo avrà 60 giorni per decidere la data: la maggioranza vorrebbe votare prima possibile e la prima data disponibile (secondo i nostri precisi calcoli spannometrici) sarebbe domenica 29 e lunedì 30 marzo, che però cade con la domenica delle Palme e che probabilmente la maggioranza vorrà evitare insieme alla successiva festività di Pasqua, arrivando quindi a metà aprile.
Insomma la riforma c’è, il referendum pure e la puntata speciale arriverà. Ora capirete perché dicevamo che ne avremmo parlato a tempo debito.

I trattati internazionali non sono il centro del dibattito politico e parlamentare. Vengono firmati dal governo e dopo del tempo, spesso molto, arrivano in Parlamento per essere solo ratificati, come previsto dalla Costituzione, ma con nessun margine di modifica. Il dibattito è quindi sempre scarno, pochissimi e brevissimi gli interventi, solamente per mettere a verbale l’indicazione di voto dei gruppi, nessun emendamento. E così in mezza giornata si possono approvare anche cinque o sei ratifiche senza troppi problemi.
Ecco quindi perché vale la pena raccontare di come è andata quest’ultima volta. Mercoledì 5 novembre la Camera ha approvato in via definitiva la ratifica di un trattato con la Libia, per il trasferimento di detenuti che debbano scontare una pena in carcere. Il trattato prevede che la Libia possa richiedere il trasferimento di un suo cittadino condannato in Italia per far scontare la pena in Libia e viceversa. Il trasferimento può avvenire solo con il consenso della persona condannata, a meno che questa non sia sottoposta a un procedimento di espulsione.
Tale situazione è in larga parte coperta dalla Convenzione di Strasburgo del 1983, ma non avendo la Libia mai aderito a questa Convenzione questo trattato va a coprire un buco a oggi esistente.
Le opposizioni hanno però sollevato dei dubbi sul Trattato, a causa del risaputo e documentato stato della giustizia e delle carceri in Libia: condizioni inumane e degradanti, detenzioni arbitrarie, stupri sistematici e torture. Inoltre, essendo al momento la Libia divisa in due, il Trattato si applicherà solo al territorio controllato della Tripolitania e non alla Cirenaica. Infine, sulle stesse procedure per il trasferimento, il Trattato non offre molte assicurazioni sulla tutela dei diritti fondamentali dei detenuti, come evidenziato dal relatore di minoranza Fabio Porta (PD).

Torniamo infine sul tema della semplificazione normativa: un po’ perché ci piace sempre questo legiferare sulle leggi ma anche per ricordare il rogo di leggi di Calderoli, e solo infine perché vi avevamo promesso che saremmo tornati sull’argomento.
Mercoledì 29 ottobre la Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge per la semplificazione normativa, molto sponsorizzato dalla Ministra Casellati.
In sintesi, ma vi invitiamo a recuperare la nostra puntata più approfondita sul tema, la proposta riforma il processo di semplificazione normativa attualmente poco funzionale, e introduce la valutazione d’impatto intergenerazionale per i progetti di legge del Governo.
Ma il testo contiene anche una lunga serie di deleghe al Governo per riformare svariati ambiti, con dei limiti che le opposizioni ritengono però troppo laschi.
Tutto ciò porterà alla tanto agognata semplificazione? I pareri sono contrastanti anche tra gli esperti, ma non ci resta ormai che stare a vedere come questa nuova legge prenderà vita.

Manco in aula si scampa agli urlatori da cornetta.
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): […] Sappiamo, purtroppo, che la Corte costituzionale, in passato, si è trovata a dover intervenire, perché si è tentato di reinserire questa normativa che è stata tolta… Se tu potessi andare a parlare al telefono al posto tuo, io riuscirei a parlare al posto mio. Presidente, non so se lei mi possa aiutare con il collega che viene a parlare al telefono qua.
PRESIDENTE: Deputato Gusmeroli, le chiedo scusa.
ROBERTO GIACHETTI (Italia Viva): Ha i banchi a 40 chilometri e viene a parlare al banco mio.
Arrivati in conclusione dobbiamo deludervi ricordandovi che non abbiamo alcun collegamento con la Buvette della Camera: astenetevi quindi da ordinarci gelati, che non possiamo aiutarvi. Sotto provata iscrizione di dieci amici possiamo però indicarvi un posto segreto, seppur meno centrale, dove fanno dei supplì fenomenali per la vostra prossima gita romana. Che oltre a piacerci di più paiono anche più adatti al clima invernale.
Noi ci risentiamo come sempre tra due settimane, fate i bravi, consigliateci in giro, scriveteci i vostri dubbi e non mancate al nostro appuntamento! A presto!
Buvette è un progetto gratuito, senza pubblicità o abbonamenti. Selezioniamo e vi spieghiamo le principali notizie dal Parlamento, perché ci divertiamo e perché crediamo che possa essere utile.
Se vuoi conoscerci meglio, vai sul nostro sito. Se hai delle domande, saremo contenti di risponderti. Se vuoi aiutarci, puoi consigliarci ai tuoi amici o fare una piccola donazione.
Buvette è di chi la legge. Grazie.
Nel frattempo, in Parlamento
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 164/2025, di conversione del DL Maturità, e le leggi di ratifica di accordi con l’Ufficio europeo per il sostegno all'asilo, Ghana, Qatar, Kosovo, del Protocollo alla Convenzione del 1979 sull'inquinamento atmosferico, del Protocollo sulla gestione integrata delle zone costiere del Mediterraneo, del Protocollo all’Organizzazione internazionale della vigna e del vino.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 156/2025, in materia economica, e il decreto-legge 159/2025, sulla sicurezza sul lavoro e la Protezione Civile.
Approvate definitivamente la proposta di legge AS507, sulla Mappa e i viaggi della memoria, la proposta di legge AS1055, legge quadro sugli interporti, e il disegno di legge AS1388, sui fondi multilaterali di sviluppo.


