Una nuova, vera, festività nazionale

Mentre il mondo segue con apprensione gli sviluppi che sembrano portare a un miglioramento della situazione a Gaza, anche il Parlamento italiano si è espresso sul piano di pace di Trump e sul riconoscimento dello Stato di Palestina, con compatte decisioni della maggioranza e solide divisioni delle opposizioni.
Nulla di quanto avvenuto nelle Aule romane influirà in alcun modo sulla situazione globale né sembra che possa modificare la posizione tenuta finora dal Governo. Il Parlamento comunque continua a lavorare e nelle ultime settimane non si è rilassato, approvando diverse cose interessanti:
una giornata in più, ma stavolta festiva davvero;
il nuovo sgargiante, ma un po’ deludente, documento di finanza pubblica;
liberi tutti, o quasi.

In Francia ci è praticamente caduto un governo sulla riduzione dei giorni festivi quindi possiamo solo immaginare l’invidia dei nostri famigerati cugini quando scopriranno che il Parlamento italiano non solo non ha ridotto, ma ha bensì aumentato i giorni festivi.
Il Parlamento ha infatti approvato la scorsa settimana e in tempi rapidissimi la proposta di legge Lupi per istituire la Festa nazionale di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, che cadrà il 4 ottobre. L’idea è stata avanzata in occasione dell’ottavo centenario dalla morte del santo che cadrà l’anno prossimo. A differenza di tutte le giornate nazionali finora approvate in questa legislatura, la giornata si aggiungerà all’elenco degli altri undici giorni festivi già riconosciuti in Italia. Questa scelta genererà però dei costi, legati alla maggiorazione dello stipendio che dovrà essere riconosciuta ai dipendenti pubblici che lavoreranno comunque in quel giorno, come forze dell’ordine e personale medico. Per questo la proposta stanzia circa 10 milioni ogni anno, ma a partire dal 2027 perché nel 2026 il 4 ottobre cade già di domenica. Inoltre, in occasione della festività, la scuola e le istituzioni pubbliche potranno (ma senza obbligo) svolgere attività per promuovere gli insegnamenti di San Francesco.
La proposta di legge ha avuto un iter molto rapido ed è stata approvata praticamente all’unanimità. In prima lettura alla Camera sono stati solo due i voti contrari e pochi gli astenuti, mentre al Senato si è deciso di votare direttamente in Commissione Affari Costituzionali, riunita in sede deliberante e senza quindi coinvolgere un voto dell’Aula. Durata totale dalla presentazione all’approvazione meno di un anno, ma l’esame vero e proprio è durato circa tre mesi alla Camera e appena otto giorni al Senato.
Nonostante ciò, i dubbi sull’approvazione c’erano e trasversali, per ragioni politiche tra i parlamentari, per ragioni più giuridiche al Quirinale. In realtà, infatti, il 4 ottobre era già riconosciuto come festa dei Santi Patroni d’Italia Francesco d’Assisi e Caterina da Siena, ma solo come solennità civile, ovvero senza rendere il giorno una festività. La nuova legge ha quindi creato una strana situazione in cui nello stesso giorno coincidono la festività di San Francesco e la solennità civile di Santa Caterina, rendendo complicato organizzare le concomitanti celebrazioni con le scuole e gli uffici pubblici chiusi. Un ingarbugliamento che non è piaciuto a Mattarella, che ha sì promulgato la legge, chiedendo però al Parlamento di modificarla per risolvere questi problemi. Un bel pasticcio ben poco necessario.
Restando sulla nostra rubrica preferita, non sarà invece una festività la nuova Giornata nazionale contro il body shaming celebrata il 16 maggio. Questa è stata approvata il 1 ottobre e prevede le solite campagne informative a costo zero. Ma è più rilevante e approvata nello stesso giorno la proposta per la prevenzione e cura dell’obesità, che riconosce l’obesità come una malattia progressiva e recidivante, facendola quindi rientrare tra le patologie di cui si deve occupare il SSN. Si tratta della prima legge al mondo che riconosce l’obesità come una malattia, per quanto sarà solo con l’aggiornamento dei LEA e quindi lo stanziamento delle relative risorse di bilancio che si definiranno gli interventi offerti dal SSN.

Non possiamo nascondere una certa nostalgia per i nostri acronimi preferiti come DEF e NADEF, ma il Parlamento ha approvato la scorsa settimana il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica (che presumiamo di dover chiamare DPFP in attesa di un acronimo migliore), presentato dal Governo.
Il DPFP sostituisce di fatto la NADEF nell’ambito del nuovo standardizzato processo europeo sulle finanze pubbliche: discorso lungo per cui vi rimandiamo alle nostre . Nell’attesa che il nostro Parlamento adegui la legge italiana alle nuove richieste europee, sono state approvate due risoluzioni, per indicare al Governo i dati e gli indicatori da inserire nel nuovo DPFP.
La differenza sostanziale rispetto al passato è che il focus è il tasso di crescita della spesa pubblica, che viene definito con un piano pluriennale nel “Piano Strutturale di Bilancio”. Il DPFP non può modificare questo percorso, ma solo quantificare gli spazi di bilancio disponibili alla luce degli ultimi aggiornamenti su crescita del PIL, debito e deficit. Tutto ciò potrà poi essere utilizzato per definire la manovra.
Il nuovo DPFP indica una situazione leggermente più positiva di quanto previsto un anno fa, con dei rischi però legati alle dinamiche internazionali. Il PIL dovrebbe confermare le stime precedenti, crescendo dello 0,5%, mentre il deficit dovrebbe scendere sotto il 3% già quest’anno: l’Italia uscirebbe così dalla procedura per disavanzi eccessivi. Il quadro programmatico per il 2026 non mostra effetti sulla crescita PIL, che rimane prevista allo 0,7% nel 2026, indicatore di una manovra molto limitata. Come di consueto, il debito crescerà fino all’anno prossimo, al 137,4%, per poi ridiscendere lentamente.
Insomma, nessuna novità particolare e nella sessione di bilancio non ci aspettiamo grosse riforme dalla prossima manovra, che varrà circa 16 miliardi: il Governo conferma una gestione accorta dei conti ma senza investimenti reali, sempre sotto il rischio che la crescita sia meno robusta di quanto previsto, come evidenziato da molti durante le audizioni in Parlamento sul documento.

Si è conclusa invece come ampiamente previsto la questione del processo a Nordio, Piantedosi e Mantovano per aver rimpatriato il carceriere libico Almasri, che aveva così evitato il processo alla Corte Penale Internazionale.
Il Tribunale dei Ministri di Roma aveva chiesto alla Camera l’autorizzazione a procedere per i reati di favoreggiamento, peculato e rifiuto d’atti d’ufficio. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni Dori (AVS) aveva incaricato Gianassi (PD) di redigere la relazione sul caso, che aveva concluso che le condotte dei ministri non perseguivano un preminente interesse pubblico, ma un mero opportunismo politico. Tali conclusioni non sono state però condivise dalla Giunta, che ha votato contro tale ricostruzione. Nell’Aula della Camera è arrivata quindi la relazione di Pittalis (FI) che considera invece quanto accaduto un fatto di tutela di preminenti interessi pubblici e quindi non perseguibile dalla magistratura. La relazione è stata poi approvata dall’Aula, evitando così ai ministri di andare a processo.
Potrà continuare almeno per il momento invece il processo a carico di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto di Nordio, per aver mentito durante le indagini: i PM ritengono che sia un caso diverso e quindi non possa ricevere l’immunità garantita ai ministri, mentre la Camera vorrebbe andare davanti alla Consulta, anche se a questo punto Bartolozzi potrebbe semplicemente ritrattare quanto affermato e risolvere il tutto.
Tutto è bene quel che finisce bene, come si dice. L’unica cosa sicura della vicenda è che nei concitati giorni dopo la vicenda i ministri hanno mentito in Parlamento durante le di febbraio. Poca roba alla fine.

Un po’ di contesto. Il Friuli-Venezia Giulia è una piccola regione, e in piena tradizione italiana tra quei pochi si malsopportano: quindi dare del friulano a chi non lo è può essere un grosso sgarro.
ROBERTO CALDEROLI (Ministro per gli Affari regionali e le autonomie): Chiudo e, visto che ci sono esponenti del Friuli-Venezia Giulia, con “mandi, onorevole De Monte” e “mandi, onorevole Matteoni”.
NICOLE MATTEONI (FDI): Eh, no! Mandi no! Mandi è friulano!
PRESIDENTE: Mandi no? Mandi o non mandi?
Due settimane intense per il Parlamento, che lavora ma sembra un po’ incapace di svolgere un ruolo di qualsiasi tipo nello scenario politico, venendo sempre più oscurato dal Governo: molti decreti-legge, poche leggi e poco utili, leggi costituzionali blindate, spazi delle opposizioni annullati, nessun controllo sul Governo. Manca solo che chiudano la Buvette.
Confidiamo che i nostri beniamini sapranno smentirci anche questa volta e ci offriranno molto di cui parlare. Ci risentiamo esattamente tra due settimane, a presto!
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Nel frattempo, in Parlamento
Approvato alla Camera il documento XXIII-bis/68, sulla violazione del principio di sussidiarietà della proposta di regolamento europeo per il conseguimento della neutralità climatica.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 141/2025, rendiconto generale 2024, la legge 142/2025, assestamento di bilancio 2025, la legge 144/2025, di delega sul salario minimo, la legge 147/2025, di conversione del DL Terra dei fuochi, la legge 148/2025, di conversione del DL Giustizia, e le leggi di ratifica di accordi con Costa Rica, Costa d’Avorio, Santa Sede e India.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 145/2025, per il commissariamento di ARERA, e il decreto-legge 146/2025, decreto flussi 2025.
Approvati definitivamente i disegni di legge di ratifica di accordi con Macedonia del Nord, Kosovo, Ghana, Qatar e l’Ufficio europeo per il sostegno all’asilo.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 138/2025, di attuazione dello statuto della Sicilia.


