1000 giorni e 1000 decreti

Ci avete scritto in tanti per lamentare l’aumento delle spese alla Buvette della Camera, che secondo il bilancio consuntivo 2024 hanno superato di 700.000€ quanto previsto. Qualcuno ci ha addirittura accusato di essere la nuova Casta e di sottrarre quattrini ai contribuenti. Ecco grazie per la fiducia ma non siamo stati noi. Tra l’altro il nostro sistema di finanziamento è molto meno complesso. Comunque sia, apprezziamo molto che ci crediate in grado di tenere in piedi un’attività imprenditoriale.
Potreste avere già intuito il tono balneare di questa puntata, concludiamo infatti oggi la settima stagione di Buvette, facendo un riepilogo di questo ultimo anno insieme e cercando di vedere cosa ci aspetterà dopo le meritate vacanze estive:
mille e non più mille;
il Parlamento, in breve;
un rientro movimentato.

Contro ogni pronostico delle serie storiche, venerdì 18 luglio 2025 il governo Meloni ha festeggiato i suoi 1000 giorni in carica. Un traguardo che pone l’attuale esecutivo tra i primi cinque per durata nella storia repubblicana. Tra l’altro, tra meno di un mese, Meloni supererà anche Renzi per raggiungere il quarto posto della classifica dei governi più longevi. Ed entro fine anno sarà superato anche il primo Governo Craxi, entrando così sul podio. La scalata per raggiungere il compianto alleato Berlusconi sarà invece più lunga, ma contiamo di avere modo di riparlarne.
Per festeggiare, Meloni ha rilasciato delle brevi dichiarazioni al TG1, ma i sondaggi sull’operato suo e dei suoi ministri non sono esattamente entusiasmanti. YouTrend stima, per il governo nel suo complesso, due giudizi negativi per ogni positivo, mentre per i ministri le cose sono più varie: il più apprezzato è Giorgetti, la meno amata è Santanchè, anche a causa dei tanti scandali giudiziari in cui è implicata. Meloni non ne esce benissimo, ma comunque meglio del suo vicepremier Salvini, al quale va anche riferita la proposta del governo meno apprezzata secondo lo stesso sondaggio, cioè il Ponte sullo Stretto.
Nonostante un sostegno debole per l’operato del governo, i partiti di maggioranza si mantengono comunque stabili nei sondaggi, probabilmente anche per la mancanza di alternative credibili: FdI balla intorno al 30%, mentre Lega e FI se la giocano tra 8% e 9%. Dei risultati che, al netto delle normali piccole incomprensioni e screzi, non permettono agli alleati di mettere in dubbio l’egemonia di Fratelli d’Italia. Tantomeno sono le opposizioni a impensierire la premier, tanto che lo scontro più rilevante al momento è quello con la magistratura. E la stabilità della maggioranza si dimostra anche nel ridotto numero di cambi di gruppo parlamentare avvenuti finora: solo 59 cambi rispetto ai 569 della XVII legislatura e ai 464 della scorsa. Inoltre, sono più i parlamentari a essere entrati in maggioranza di quanti ne siano usciti, con un saldo positivo di 8 parlamentari.
Nulla di nuovo sotto il sole direbbe qualcuno. Nonostante la maggioranza blindata in Parlamento, il Governo soffre le proprie idiosincrasie interne, fatica a portare avanti le riforme, accontentandosi di approvare decreti-legge con interventi spot, e sembra spesso reagire con piccoli provvedimenti alla cronaca spicciola, come l’ultima annunciata riforma della maturità dopo pochissime proteste di singoli studenti. Incombono poi alcune vicende dai contorni non sempre molto definiti ma che rappresentano delle grane per l’esecutivo: il caso Almasri, che potrebbe avere presto un risvolto giudiziario sia in Italia (ma interverrà il Parlamento) sia a livello internazionale, il caso Open Arms, che vede implicato Salvini e che attende ora l’annunciato ricorso in Cassazione, e il caso Paragon, su cui il COPASIR sta ancora lavorando.
Nonostante ciò, la mancanza di alternative e le difficoltà dei partiti di opposizione nel trovare delle posizioni comuni assicurano per ora al Governo una tranquilla navigazione, che ha permesso anche di stringere una nuova inattesa alleanza con la CISL mentre restano buoni (ma non ottimi) i rapporti con Confindustria.
Insomma mille giorni che offrono alla Presidente del Consiglio l’occasione di godersi delle ferie relativamente tranquille.

Se per il Governo è in fin dei conti stato un anno positivo, lo stesso non si può dire per il Parlamento. Non si è infatti invertita la tendenza allo schiacciamento del ruolo delle camere, che soffrono l’uso smodato di decreti-legge da parte del Governo.
Nell’ultimo anno sono stati 35 i DL approvati dal Governo, per un totale di 104 dall’inizio della legislatura, uno ogni 9,6 giorni: stabilmente tra i governi che ne hanno più utilizzati, insieme a Draghi e al secondo governo Conte. Anche le questioni di fiducia non si sono sprecate, con ulteriori 32 voti nell’ultimo anno per un totale ad oggi di 94. Un record assoluto che sopravanza le 68 fiducie di Renzi e che tiene la premier al terzo posto (dopo i tecnici Monti e Draghi) per frequenza.
Oltre a questi astratti numeri, risulta affermato un monocameralismo di fatto che si svolge addirittura nelle commissioni senza praticamente tangere l’Aula, soprattutto per quello che riguarda i decreti-legge, che rappresentano oltre il 30% delle leggi approvate nell’ultimo anno. Anche l’andamento del dibattito mostra i suoi limiti: il già citato disegno di legge Sicurezza è stato tramutato in DL per evitarne la discussione considerata troppo lunga, mentre sulla riforma costituzionale per la separazione delle carriere il dibattito è stato tagliato e la maggioranza si è di fatto astenuta da interventi ed emendamenti.
In ultimo, un altro compito del Parlamento pare svuotato. La partecipazione dei ministri e della Presidente del Consiglio alle interrogazioni in Aula risulta sporadica, dimostrando un generale disinteresse verso il Parlamento.
Speriamo che la ripresa autunnale possa vedere più cooperazione tra Governo e Parlamento, ma non ci scommetteremmo.

Insomma, ci aspettiamo un’estate molto tranquilla e senza colpi di scena. Ma come sempre siamo pronti a ogni evenienza, perché l’esperienza ci ha insegnato a diffidare della calma apparente.
Possiamo però già dare un’occhiata a cosa ci attende al rientro. Politicamente non sarà una passeggiata, perché in autunno ci saranno le elezioni in ben sei regioni: Veneto, Campania, Puglia, Toscana, Marche e Valle d’Aosta. Verranno mobilitati 15 milioni di elettori e sarà un bel test per vedere come vanno gli equilibri tra i partiti, soprattutto considerando l’impossibilità per Zaia, Emiliano e De Luca di ricandidarsi: la stessa scelta dei candidati porterà diverse contrapposizioni.
Il Parlamento avrà il suo da fare, prima di tutto con la sessione di bilancio che già dal rientro inizierà a incombere sui lavori del Senato. Ci sono però altre proposte da tenere d’occhio. In primis, la riforma costituzionale sulla giustizia molto spinta dal Governo, che tornerà alla Camera per la seconda deliberazione già a settembre con molta probabilità, per poi avere l’avvallo definitivo del Senato a fine ottobre o inizio novembre. In tempo, come avevamo accennato, per tenere il referendum in primavera.
In Aula al Senato dovrebbe poi arrivare la proposta di legge sul fine vita, che il Governo sperava di poter approvare prima dell’estate ma il cui dibattito si è allungato in Commissione.
Il Senato ha già predisposto il suo calendario per i prossimi mesi, se volete farvi un’idea più chiara di quanto ci aspetta, mentre la Camera nicchia ma arriverà presto. Tra i temi principali: riforma della Corte dei Conti, delega sul salario minimo, l’intesa con la Tavola Valdese e le successioni. Ma potete prendervi una pausa, perché la vostra Redazione preferita vi terrà aggiornati a tempo debito.

Visto il prossimo sorpasso sulla durata del suo primo governo, recuperiamo dall’archivio una frecciatina dello scafato Renzi alla premier di qualche settimana fa.
Matteo Renzi (IV): Presidente Meloni, l’ha detto lei che contate di più. Io son d’accordo se lei conta di più. È vero, la stampa internazionale è piena delle sue faccette al G7. Faccette senza colore, naturalmente, perché non facciamo discussioni polemiche stupide. È tutto pieno delle sue faccette, va bene.
Quindi oggi è previsto il voto finale in Aula al Senato sulla riforma costituzionale per la separazione delle carriere. Vi possiamo anticipare in esclusiva che verrà approvato, ma nel caso contrario vi avviseremo sul nostro canale Telegram. Pensate a iscrivervi, perché durante queste settimane di vacanze parlamentari è qui che vi aggiorneremo se ci dovessero essere altri sviluppi rilevanti.
Prima di salutarci però, prendetevi qualche momento per gustarvi queste incredibili foto della partita politici-cantanti, in cui il protagonista è ancora Renzi.
Da parte della Redazione, speriamo di avervi tenuto compagnia anche quest’anno e di avervi servito al meglio. Approfittiamo della pausa per staccare anche noi: un po’ di vacanze e molto lavoro per migliorarci. Ma fateci anche sapere i vostri suggerimenti e commenti su questo progetto.
Buvette vi augura una buona estate e riapre a settembre. A presto!
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Buvette è di chi la legge. Grazie.
Nel frattempo, in Parlamento
Alla Camera: Antonino Minardo (già Lega) lascia il Misto per entrare in Forza Italia.
Approvati alla Camera il documento IV-ter/7, di insindacabilità per Meloni, il documento IV-ter/14, di insindacabilità per Donzelli, il documento IV-ter/16, di insindacabilità per Delmastro Delle Vedove, e il documento XVIII-bis/60, sulla non conformità al principio di sussidiarietà della proposta di direttiva europea sulla biodiversità marina.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 104/2025, di ratifica di un accordo con l’Egitto, e la legge 105/2025, di conversione del DL Infrastrutture.
Approvate definitivamente la proposta di legge AC153, sui permessi per lavoratori affetti da malattie oncologiche, e il disegno di legge AS1233, di ratifica della Convenzione che istituisce l’Organizzazione internazionale per gli ausili alla navigazione marittima.


