Leggi che si discutono, leggi che no

È giunta assolutamente lunare qui in Redazione la polemica sulla settimana corta alla Camera. Noi infatti siamo abituati a lavorare tutto il giorno tutti i giorni per offrirvi la migliore copertura possibile delle vicende parlamentari. Giammai prenderemmo una giornata di pausa da questa missione.
Altrettanto sorpreso è stato il nostro mai lodato abbastanza Editore: talmente impegnato sul suo yacht da non sapere nemmeno che giorno fosse. Quale che sia stata la vostra reazione, ci sono già sicuramente numerose nostre puntate su quanto (non) lavorano i nostri rappresentanti e la nostra opinione su questi articoli è sempre la stessa: clickbait.
In attesa dell’articolo sulla chiusura agostana del Parlamento, parliamo di:
chi decide la Costituzione;
l’AI è ovunque;
c’è chi non ce la fa.

Bisogna dare atto ai senatori di opposizione che sono stati bravi. L’ostruzionismo che hanno portato avanti nell’ultima settimana ha avuto successo, questo però ha anche ribaltato la programmazione della nostra Redazione per la preparazione di questa puntata. Non bello da parte loro.
Parliamo della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, una proposta del Governo Meloni che sta avanzando a tappe forzate attraverso il Parlamento. L’Esecutivo ha infatti manifestato la propria volontà di svolgere il referendum confermativo sulla proposta nella primavera del 2026, ma questo richiede che il Senato si sbrighi. La riforma è già stata approvata a gennaio alla Camera e qui dovrebbe subito ritornare dopo la pausa estiva per la seconda deliberazione. La prima lettura del Senato deve quindi avvenire il prima possibile, perché dovranno poi passare tre mesi per la seconda deliberazione a Palazzo Madama (andrà votata infatti due volte a distanza di tre mesi per ogni camera).
Questa tempistica ci porta già a ottobre, a cui vanno poi aggiunti: il tempo per la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale, i tre mesi per la raccolta delle firme per la richiesta di referendum, il mese per la verifica delle richieste, i possibili due mesi per la decisione della data da parte del governo e gli ulteriori due mesi per l’organizzazione del referendum e la campagna elettorale.
Insomma, tante scadenze che si sommano e giocano contro l’obiettivo del Governo.
Ma il problema sta alla fine proprio qui. Come vi avevamo proprio in occasione della prima lettura alla Camera, si tratta di una riforma costituzionale confezionata dal Governo, su cui il Parlamento non potrà in nessun passaggio mettere bocca. Il testo governativo è stato approvato com’era alla Camera, con tanto di invito ai parlamentari della maggioranza a non presentare emendamenti.
Un testo blindato, che sta per di più venendo spinto in Aula con l’utilizzo del famigerato canguro, il voto per principi sugli emendamenti: respinta una parte di un emendamento, decadono tutti gli emendamenti simili, in modo da ridurre il numero di votazioni. Altrettanto era avvenuto anche in commissione, tanto che la riforma è arrivata in Aula senza il mandato al relatore, in quanto la Commissione Affari Costituzionali non ha avuto il tempo di concluderne l’esame.
Ai parlamentari però in generale essere trattati così non piace molto e le opposizioni stanno utilizzando tutti i tempi a loro assegnati per rallentare il più possibile l’approvazione. Sono stati usati tutti gli strumenti offerti dal regolamento, come la presentazione di pregiudiziali di costituzionalità e le richieste di verifica del quorum. Insomma, ogni mezzo per cercare di tirarla per le lunghe, in modo da invitare la maggioranza alla riflessione e l’opinione pubblica a interessarsi dell’argomento. L’ostruzionismo però non bloccherà l'iter ancora a lungo, perché il Governo non sembra intenzionato a riaprire il dialogo, nonostante la stranezza di una riforma costituzionale non modificata dal Parlamento.
Non vi abbiamo parlato del merito della riforma, ma ne avremo modo largamente, soprattutto se arriveremo al referendum confermativo la prossima primavera. Che non si dica poi che la Redazione non guarda lontano.

Nel frattempo possiamo vedere molto più da vicino il disegno di legge sull’intelligenza artificiale proposto dal Governo e già approvato mercoledì 25 giugno dalla Camera. Il testo era già stato approvato dal Senato a marzo, ma dovrà tornare a Palazzo Madama per alcune modifiche.
Si tratta di un testo abbastanza lungo e specifico, che ha l’obiettivo di regolare lo sviluppo, l’adozione e l’applicazione di sistemi di intelligenza artificiale, specialmente nell’ambito delle amministrazioni pubbliche. Si inscrive ovviamente all’interno del quadro delineato dall’AI Act europeo, a cui fa riferimento per tutte le definizioni.
La proposta dispone una serie di principi a cui tutti i sistemi IA devono conformarsi: rispetto dei diritti fondamentali e dei sistemi democratici, pluralismo dei mezzi di comunicazione, riservatezza dei dati.
Per i minori di 14 anni servirà il consenso dei genitori per utilizzare questi strumenti.
Vengono poi elencate le disposizioni valide per singoli settori di applicazione, come sanità, ricerca, lavoro (per cui viene creato anche un osservatorio del Ministero del Lavoro), pubblica amministrazione e giustizia.
Questa legge, fatti salvi i limiti del rispetto della Costituzione e delle leggi applicabili, non influisce sull’utilizzo dell’IA nell’ambito della sicurezza e della difesa nazionale. Alla Camera si è eliminato un comma, presente nel testo approvato al Senato, che prevedeva che i sistemi IA usati nell’ambito della difesa dovessero essere installati su server fisicamente ubicati in Italia.
Si prevede poi la definizione da parte della Presidenza del Consiglio di una Strategia nazionale in materia, per favorire la collaborazione tra PA e privati, anche attraverso la mobilitazione di un fondo da un miliardo di euro per operazioni di venture capital. Vengono stanziati 300.000€ per l’utilizzo dell’IA da parte del Ministero degli Affari Esteri in progetti sperimentali. Infine si delega il Governo per l’adeguamento della normativa nazionale al nuovo regolamento europeo, si prevede nel codice penale una nuova aggravante di utilizzo insidioso dei sistemi di IA e il nuovo reato di diffusione illecita di contenuti generati o modificati con l’IA.
Il testo dovrà ora tornare al Senato per l’approvazione definitiva.

Chiudiamo questa puntata citando una proposta che non rivedremo tanto presto.
Mercoledì 25 giugno la Camera ha bocciato la proposta di legge Quartini (M5S) che aumentava il finanziamento al Sistema Sanitario Nazionale, portando la spesa sanitaria ad almeno l’8% del PIL attraverso un aumento annuale della spesa al doppio dell’inflazione. Un programma ardito che infatti si è scontrato contro il muro della Commissione Affari Sociali che ne ha proposto la reiezione, sostanzialmente per mancanza di coperture: a fronte degli oltre 30 miliardi necessari nei prossimi anni, il testo infatti ne individuava solamente quattro.
Il dibattito in Aula ha visto comunque le opposizioni chiedere al Governo un dialogo sul tema, mentre i partiti di maggioranza hanno rivendicato quanto fatto finora e messo in evidenza i limiti tecnici della proposta.
Non sentiremo parlare di questo disegno di legge, ma la sanità resta al centro del dibattito.

Giorgio Mulè, per distacco il nostro vicepresidente preferito di questa legislatura, si strugge sull’inefficacia dei suoi richiami all’ordine, rispetto a un ben più banale shh..
[Il deputato Fornaro: “Presidente, così non è possibile!” - Si ode: “shh” con l'intento di richiamare al silenzio]
PRESIDENTE: Vedete, io non conto niente, non conto nulla. Quando vi invito io, niente! Uno fa “shh” e fate tutti silenzio. Faremo una modifica al Regolamento (La deputata Boldrini: “Non parli più, Presidente!”). Prego.
Siamo stati forse presi un po’ di sorpresa, ma anche stavolta abbiamo portato a casa la puntata per questa settimana, sperando continuiate a considerarla utile. La prossima volta ci impegniamo ad aggiornarvi se effettivamente si è arrivati alla conclusione dell’esame della riforma per la separazione delle carriere o no.
Non vi parleremo sicuramente dell’altra grande riforma costituzionale voluta dal Governo, il premierato: la discussione alla Camera era comparsa nel calendario dei lavori di luglio, ma è stata poi posticipata con l’aggiornamento del calendario. Per questa riforma infatti non c’è al momento alcuna fretta, in quanto l’obiettivo dell’esecutivo resta portarla a referendum dopo la fine della legislatura.
Con la stessa tranquillità vi diamo quindi appuntamento tra due settimane. Non uscite nelle ore calde e bevete molta acqua. A presto!
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Nel frattempo, in Parlamento
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo statuto del partito +Europa.
Pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale la legge 89/2025, sull’economia dello spazio, la legge 91/2025, legge di delegazione europea 2024, la legge 98/2025, di ratifica di un accordo con la Moldavia, la legge 100/2025, di conversione del DL per il differimento del termine sulla responsabilità erariale, e la legge 101/2025, di conversione del DL sugli eventi alluvionali e il bradisismo dei Campi Flegrei.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto-legge 90/2025, su università, istruzione e salute, il decreto-legge 92/2025, per il sostegno ai comparti produttivi, il decreto-legge 95/2025, su finanziamenti a vari settori, e il decreto-legge 96/2025, per l’organizzazione di eventi sportivi.
Pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo 93/2025, di integrazione in materia di persone anziane, il decreto legislativo 97/2025, di attuazione dello Statuto del Trentino-Alto Adige, il decreto legislativo 99/2025, per il contrasto al bullismo, e il decreto legislativo 102/2025, di integrazione all'attuazione della direttiva europea sulla qualità delle acque.


